venerdì 13 novembre 2015

L'UPUPA, l'uccello che sembra una farfalla.



Si tratta di un uccello migratore poco più grande del merlo.





La natura affascina, "ma siccome ha anche una forte attrazione turistica, essa ha pure una notevole rilevanza economica, specialmente per le zone interne come quelle del Matese e dintorni, che hanno scarse possibilità alternative e  ripongono nel turismo buona parte delle loro speranze di sviluppo”.




L'UPUPA - Il suo nome si pronuncia sia ùpupa che upùpa. Si tratta di un uccello di media grandezza con penne del capo erigibili a guisa di cresta e con piumaggio fulvo a strie bianche e nere (famiglia: Upupidi).

Da poco più di un decennio la presenza numerica dell'Upupa sulle medie ed alte colline del Matese beneventano ha fatto registrare un sensibile incremento. Ciò desta sempre più attenzione e curiosità per questo uccello, e non sono pochi coloro che spesso esprimono il desiderio di saperne di più e di conoscerne almeno le principali caratteristiche.


L’Upupa e il merlo, che è uno degli uccelli più noti.

In precedenza l’Upupa veniva notata quasi esclusivamente all’epoca dei doppi passi regolari di marzo – aprile e di settembre – ottobre. Solo raramente venivano segnalati individui localmente e parzialmente estivi ed alcuni nidificanti. Adesso, invece, questo grazioso uccello torna sempre più numeroso, dall’Africa, nella nostra zona durante il periodo riproduttivo e nidifica da noi in buon numero.
Predilige i castagneti della conca di Cusano Mutri, fino a quelli dell’altopiano di Pietraroja, per la presenza di vecchi e grandi alberi nelle cui cavità spesso costruisce il nido, ma viene segnalato, anche se in maniera piuttosto sporadica, pure nella bassa valle telesina, come a San Salvatore Telesino e in zone limitrofe.






La sua presenza più numerosa nelle nostre zone può essere dovuta a diversi fattori, ma è ragionevole pensare che la riduzione dell’attività venatoria (la caccia) abbia contribuito non poco all’aumento numerico di questo selvatico.

L’Upupa ha abitudini molto solitarie e solo durante l’estate è possibile osservarla, a volte, riunita in piccoli gruppi. Le migrazioni sono precedute da dispersioni ed erratismi pronunciati. 

I quartieri di svernamento si estendono dal sud del Sahara fino alla fascia equatoriale africana. I primi individui tornano a comparire nel continente europeo già alla fine di febbraio – inizio marzo.



COME RICONOSCERLA

L’Ùpupa (upupa epos) è un uccello poco più grande di un merlo. Quando appare, il suo volo irregolare e curioso, le ali aperte, arrotondate e vistosamente barrate di bianco e nero fanno ricordare una grande farfalla. I battiti di ali si susseguono rapidamente, si arrestano per poi riprendere subito, la linea che descrive è ondulata, a balzi verticali, cadute e bordate laterali. Ha un piumaggio inconfondibile, la caratteristica più saliente è decisamente il ciuffo erettile con bordi neri che solleva e abbassa a seconda dei vari stati emotivi; anche il becco è particolare: più lungo della testa e ricurvo, di colore nerastro, con base e mandibola inferiore grigiastre. La livrea è di un bruno rosato, più carico nelle parti inferiori e nel ciuffo, inconfondibili sono ali e coda vistosamente barrate di bianco e nero, il sottoala e il sottocoda sono biancastri. In volo la barratura è inconfondibile ed è il principale elemento di riconoscimento insieme al ciuffo. La femmina è molto simile al maschio, petto sfumato maggiormente di bruno, ma pressoché indistinguibile da questo. Il maschio pesa  67 – 68 grammi, mentre la femmina ne pesa 51 – 58.





DOVE VIVE  

Il suo habitat è costituito da zone alberate della campagna nelle vicinanze o meno di villaggi, ambiente condiviso con altre specie come il  picchio verde e le civette. E’ facile osservare l’Upupa fra le siepi e gli alberi annosi come salici e querce. Anche da lontano è udibile il suo canto monotono. Non è difficile incontrarla lungo i sentieri in campagna ove ama prendere bagni di polvere. In Italia l’Upupa è abbastanza comune all’epoca dei doppi passi regolari: quello primaverile e quello autunnale. Le migrazioni sono precedute da dispersioni ed erratismi pronunciati. I quartieri di svernamento si estendono dal sud del Sahara fino alla fascia equatoriale africana. I primi individui tornano a comparire nel continente europeo già alla fine di febbraio – inizio marzo.


COSA MANGIA

L’Upupa ricerca il nutrimento sul terreno ove si muove rapidamente trotterellando, muovendo la testa ad ogni passo e beccando un po’ ovunque alla ricerca di insetti e le loro larve che solleva con il becco in aria e poi ingoia. Uccide le sue piccole prede con qualche colpo di becco e poi le ripulisce dagli involucri chitinosi.





I suoi terreni di caccia preferiti sono i pascoli, ove gli escrementi attirano una gran quantità di insetti. Si ciba principalmente di coleotteri e loro larve (carabi e cetonie), ortotteri (grilli e grillo–talpe, molto ricercati), bruchi, ditteri, formiche, ragni, lumache e vermi di terra.



COMPORTAMENTO NEL PERIODO RIPRODUTTIVO

Per tutto il periodo della riproduzione il maschio emette un suono continuo e monotono di 2 o 3 sillabe soffice e basso: “Hup – hup – hup”, accompagnato da un movimento verso il basso della testa, il becco quasi chiuso. 






Questo canto pur non essendo molto sonoro si può udire anche in lontananza, verso maggio si fa meno intenso e talvolta si protrae fino in giugno in coincidenza di covate tardive: quando è inquieto prende il volo lanciando un grido basso e rauco, un po’ soffocato, nei pressi del nido si esprime con diversi suoni gutturali. 





L’Upupa occupa di preferenza i contrafforti isolati e caldi delle zone di pianura e collinari nelle vicinanze di pascoli, lungo i filari di salici, di querce, negli orti, negli oliveti e nei piccoli boschetti che delimitano i pascoli. Non occupa mai zone di montagna. 





Il periodo della riproduzione è segnato all’inizio, da parte del maschio, dall’incessante canto, che comincia subito dopo il loro arrivo nei luoghi prescelti per la nidificazione, seguono i corteggiamenti caratterizzati dalle parate nuziali e dalle profferte di cibo del maschio alla femmina che si concludono con gli accoppiamenti. 




Il nido viene collocato all’interno di cavità naturali degli alberi, a volte dentro una loggia abbandonata da un Picchio verde, negli anfratti di muri, all’interno di costruzioni rustiche come granai o case abitate. Quasi sempre le uova vengono semplicemente deposte direttamente sul legno o sul suolo in punti ben riparati, senza particolari allestimenti di rivestimento del nido.

                                                                                                           Emidio Civitillo

mercoledì 17 settembre 2014

venerdì 28 febbraio 2014

domenica 2 dicembre 2012

Bocca della Selva


Il futuro di BOCCA DELLA SELVA andrà considerato all’interno di un sistema turistico più complesso.


Nonostante le vivaci ed appassionate discussioni tra i partecipanti, durate due ore, la riunione presso la sede del Parco Regionale del Matese in San Potito Sannitico, svoltasi  giovedì scorso 29 novembre e finalizzata a prendere adeguate decisioni in merito al futuro di Bocca della Selva, è stata piuttosto interlocutoria ed è stata aggiornata a data da destinarsi.

Ciò prima di tutto per il fatto che si è trattato, dopo lunghi periodi di inerzia, praticamente della prima vera riunione di questo tipo e, come è comprensibile, il tema dell’incontro richiede approfondimenti e valutazioni non da poco.

Ma va anche considerato che alcune assenze o presenze per delega degli Enti interessati, probabilmente dovute anche al ristretto margine di tempo tra la data dell’avviso di convocazione e la data della riunione, non hanno fatto registrare la partecipazione auspicata. Per cui non si è potuto addivenire ad un protocollo di intesa.

Si è però preso atto della grande disponibilità dell’Ente Parco nella persona del suo attuale presidente, Umberto De Nicola, il quale ha anche precisato che il suo interesse va addirittura oltre le sorti della località di Bocca della Selva e che vede il futuro di questa località all’interno di un sistema turistico più complesso, che dovrà svilupparsi attraverso  sinergie entro tutto il territorio matesino, cosa che fino ad oggi è mancata!

Queste considerazioni del presidente De Nicola sono state accolte con soddisfazione dalla folta rappresentanza della Pro loco di Bocca della Selva, guidata da Nicola D’Angerio.

Gli esponenti della Pro Loco hanno voluto anche sottolineare che è la prima volta che hanno potuto discutere di Bocca della Selva nella sede istituzionale del Parco, ed hanno auspicato un deciso rilancio della nota località turistica, che senza un adeguato e fattivo impegno da parte delle istituzioni interessate, andrà sempre più incontro ad uno stato di decadenza.  Quest’anno, ad esempio, non verranno aperti gl’impianti sciistici  ivi esistenti, con ricadute negative non solo per Bocca della Selva, ma anche per l’intero comprensorio dell’alto Matese.  

A tale proposito è stato anche ricordato – e con rammarico – che Bocca della Selva è nata nel 1969 ed è stata per diversi anni l’unica località sciistica della Campania, seguita dopo diversi anni dal Laceno, che invece oggi, grazie all’interessamento del comune di Bagnoli Irpino, risulta di gran lunga più sviluppato di Bocca della Selva, per la realizzazione d’importanti infrastrutture sportive.

La riunione si è pertanto conclusa anche nel convincimento che un rilancio di Bocca della Selva arrecherebbe benefici a tutti i comuni del Parco ed anche a quelli delle aree circostanti.

Forse è appena il caso di ribadire che per le popolazioni che vivono nell’area del massiccio montagnoso del Matese e dintorni, le quali hanno modeste risorse alternative al turismo, il discorso dello sfruttamento dell’attività turistica diventa di grande rilevanza.


Si parla di importanza del turismo non solo a livello nazionale, ma anche internazionale. Perché allora trascurare a livello locale questa grande e preziosa risorsa, specialmente quando si potrebbe sfruttare, per favorire il turismo, un ambiente naturale d’eccezione, qual è quello matesino ?


L’atmosfera di soddisfazione che c’era tra i membri della Pro Loco al termine della riunione presso la sede del Parco, induce ad un certo ottimismo per il futuro di Bocca della Selva. La speranza di tutti è, ovviamente, che i buoni propositi siano suffragati dai fatti.



Emidio Civitillo

sabato 24 novembre 2012

convert



Come convertire tabella con numerosi indirizzi e-mail in testo contenente tali indirizzi, per poterlo copiare e incollare nella mail che si intende inviare ai numerosi destinatari.



Chi, in un tabella di word che si è costruito (come quella qui di seguito riportata a titolo di esempio), conserva un elenco di indirizzi e-mail a cui inviare la posta elettronica, può agevolmente inviare una mail collettiva con un solo “clic” del mouse.

Occorre però, con pochi e semplici passaggi,  trasformare la colonna degli indirizzi e-mail in testo. Poi con copia e incolla si riporta il testo con tutti gli indirizzi nell’apposita riga della mail che si sta scrivendo.



Primo passaggio:

Si seleziona e si copia la colonna degli indirizzi e-mail come qui indicato







Secondo passaggio:

Copiata la colonna, la si incolla, distaccata, in fondo all’elenco degli indirizzi e-mail.

Poi, dopo aver selezionato detta colonna incollata, si clicca prima sul menù Layout e poi, come indicato, sul comando "converti in testo".






Quindi, dopo aver "convertito in testo", si seleziona e si clicca prima sul menù "Inserisci" e poi, come indicato, sui due  comandi "Tabella" e "Converti testo in tabella".





Appare così la "tendina" che ha per titolo "Converti il testo in tabella"




Se il numero delle righe non è superiore a 63, detto numero (qui inferiore a 63) va digitato come numero di colonne, in luogo del n. 1 che appare in automatico.

Quando invece in detta tendina il numero delle righe è superiore a 63, tale numero (63) va digitato come numero di colonne. 
Vedi esempio qui riportato.



Cliccando su OK nell'immagine precedente, appare ciò:




Poi, dopo aver selezionato, si clicca prima sul menù Layout e poi, come indicato, sul comando "converti in testo".
Nella tendina che appare è ora importante indicare "Altro" e, in corrispondenza, digitare la virgola.





Cliccando su OK nell'immagine precedente, appare l'elenco degli indirizzi e-mail sotto forma di testo:




Si controlla quindi se nell'elenco degli indirizzi e-mail sotto forma di testo, tra qualche indirizzo e-mail e il successivo manca la virgola.
Dove la virgola manca, occorre digitarla e premere il tasto "Canc", in modo da eliminare lo spazio e/o l'interruzione nell'elenco degli indirizzi. Come qui indicato.



Eliminata l'interruzione nell'elenco degli indirizzi trasformato in testo, appare questa situazione:



Dopodiché si “copia” il testo degli indirizzi e-mail e lo si “incolla” in uno di queste righe della mail che si sta preparando per inviarla.





Se il testo degli indirizzi e-mail viene “incollato” nella riga A, tutti i destinatari della mail sono messi sullo stesso piano, esplicitamente.

Se il testo degli indirizzi e-mail viene “incollato” nella riga CC (copia conforme), figura un destinatario principale (o più destinatari principali) nella riga A e tutti gli altri ricevono, in maniera esplicita. la mail in copia conforme.

Se il testo degli indirizzi e-mail viene “incollato” nella riga CCN (copia conforme nascosta), figura un destinatario principale (o più destinatari principali) nella riga A e tutti gli altri ricevono la mail in maniera nascosta

In copia conforme nascosta significa pertanto che ogni destinatario in CCN non conosce gli altri destinatari in CCN.
Ciò si fa quando si vuole tutelare la privacy di tutti i destinatari in CCN.







                                               Emidio Civitillo

                                                                         E-mail: emidiocivitillo@gmail.com